Comunicazione ufficiale da Scrp ai dissidenti, ma non si sa chi firma

Cremasco, 14 dicembre 2018

I Comuni soci recedenti da Scrp, l’avvocato che li rappresenta e, per conoscenza, i soci rimasti nella società in liquidazione, hanno ricevuto nei giorni scorsi a mezzo Pec ( posta elettronica certificata) un documento su carta intestata Scrp; quindi un testo significativo. Già, ma la firma sulla lettera è molto generica ed è impossibile sapere chi l’abbia apposta. E’ infatti firmata Società Cremasca Reti e Patrimonio senza un nome e cognome e siglata con uno scarabocchio che potrebbe essere stato vergato da chiunque.

Possibile che nessuno si sia preso la responsabilità del contenuto? Un dettaglio, ma sono i dettagli che fanno la differenza. In questo caso il dettaglio darebbe un nome e cognome all’interlocutore, che invece così resta fantasma.

Disquisire a livello tecnico e giuridico su quanto affermato dallo sconosciuto estensore del testo e demolire la maggior parte delle affermazioni contenute sarebbe troppo facile, ma è compito del legale in indirizzo, quindi questione chiusa.

Di pertinenza politica, invece, è l’ultimo capoverso della lettera che illumina, ancora meglio dei dettagli sopra citati, la filosofia di Scrp, più portata a scavare fossati che a costruire ponti e a instaurare un confronto e un dialogo.

«Con la presente -scrive l’anonimo estensore della lettera - Scrp diffida i Recedenti (chissà perché nell’originale in maiuscolo, corsivo neretto) e i relativi esponenti nel reiterare attività mediatiche a discredito di Scrp, siccome dal porre in essere condotte ostative al proseguimento dei pubblici interessi sottesi all’attività sociale».

Quali sarebbero le azioni ostative e quali i pubblici interessi sottesi all’attività sociale di Scrp? Ma anche su questo tema, ora non è il momento di soffermarsi.

Più interessante è l’ossessione e il disappunto di Scrp di leggere sui media le vicende che la coinvolgono. Come mai? Non è infatti la prima volta che Scrp sguaina la diffida sulle nostre posizione pubbliche e riportate dai media. Era già successo, sei mesi fa, a luglio con la risposta dell’allora presidente di Scrp a Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra, che in assemblea aveva sollevato alcune osservazioni in merito alla gestione della società. Ora l’avvertimento viene replicato. Pazienza. Per ora, in Italia esiste ancora la libertà di espressione e chi ha scritto la lettera si rassegni al fatto che altri non siano d’accordo con lui e lo affermino pubblicamente. Non esiste ancora il pensiero unico.

La domanda è semplice: perché tanta paura di finire sui media?

Da parte dei sottoscritti, non sono mai state pubblicate fake news, ma sono sempre stati riportati i fatti comprovati con citazioni estratte da documenti redatti da Scrp o suoi consulenti. Nello specifico, Scrp non ha mai contestato una virgola sulle informazioni o comunicazioni dei sottoscritti riportate dai media. Anzi i recedenti, attraverso i mezzi di comunicazione hanno sollecitato risposte senza averne mai ricevute. L’occasione è quindi utile per riproporre queste domande, sperando in una risposta da parte della persona dello scarabocchio.

Perché non è stato inviato ai soci il bilancio 2017 come era sempre avvenuto in passato? Perché Scrp è ricorsa a consulenze e incarichi esterni per un ammontare superiore, nel 2017, ai 600 mila euro? Perche il costo (non lo stipendio) annuo medio del personale è di circa 71 mila euro per dipendente?

In un’azienda diversa da Scrp, cosa succederebbe se la predisposizione di una gara d’appalto (rifiuti) si prolungasse per oltre tre anni come è avvenuto con Scrp? Se un progetto (varchi) presentato ai soci, pronto per partire, venisse modificato più volte nel corso dell’anno successivo e risultasse completamente diverso da quello iniziale? Se i soci approvassero una delibera proposta dal consiglio di amministrazione (Caserma vigili del fuoco) e un mese dopo venisse annullata? Se si scegliessero consulenti che suggeriscono soluzioni impraticabili (delibere comunali con allegati secretati)? Se un consulente respingesse (28 maggio e 5 giugno 2015) la richiesta di un socio perché giudicata incompatibile con la legge e quindici giorni dopo (18 giugno) un altro consulente la ritenesse percorribile? Se per evitare il possibile conflitto d’interessi di un dipendente si spendessero migliaia di euro per un parere legale e si incaricasse una persona esterna per svolgere un lavoro di competenza del dipendente stesso? Se il consiglio di amministrazione di una società delle stesse dimensioni di Scrp vendesse il 2 gennaio azioni in portafoglio per un ammontare di alcuni milioni di euro e i soci apprendessero della cessione -legittima sia chiaro- solo il 25 maggio successivo da un quotidiano nazionale, notizia confermata dalla società lo stesso giorno, durante un’assemblea, ma solo a seguito di espressa richiesta di delucidazioni di un socio?

E per cortesia lo sconosciuto estensore della mail non scriva che c’è incompatibilità tra le delibere consiliari dei soci recedenti e le scelte successivamente assunte dai comuni. Innanzitutto perché non compete a lui e a Scrp giudicare le scelte dei consigli comunali, ma soprattutto perché è ridicolo che Scrp parli di contraddizioni quando a giugno la dirigenza di Scrp sosteneva fino alla nausea che la società avrebbe assorbito la sua controllata Consorzio.it e pochi giorni fa è avvenuto il contrario e cioè che Scrp è confluita in Consorzio.it. Nessuno ha spiegato in maniera esaustiva per quale motivo una società di oltre 30 milioni euro di capitale e in splendida forma olimpica viene liquidata per essere inglobata in una sua controllata di 105 mila euro di capitale e di salute precaria (dati estrapolati dalla relazione redatta dai consulenti di Scrp al 31 dicembre 2017).

Chi ha scritto la lettera invece di mandare avvertimenti si chieda il motivo per il quale alcuni Comuni soci se ne sono andati da Scrp e si dia una risposta. Se non lo sa, lo chieda a Gigi Marzullo che potrebbe aiutarlo.

Altro tema deludente è la pervicacia di Scrp di creare una frattura tra i soci. Quelli buoni che sono rimasti, e quelli cattivi, che sono usciti. Se non ci sono problemi per la liquidazione delle quote dei soci recedenti, perché tanta preoccupazione per la loro fuoriuscita? Lo si spieghi. Perché ci si straccia le vesti se una minoranza ha deciso di lasciare Scrp? E scusate, ma se fino a sei mesi fa tutto andava bene e a gonfie vele, come pubblicizzato con enfasi e giusta soddisfazione dal consiglio di amministrazione durante l’assemblea di bilancio, perché si liquida Scrp? Cosa è cambiato da luglio dicembre nella società da imporre una inversione ad u? Non lo sappiamo. Un dato solo è certo: non si sostenga che la colpa è dei recedenti e degli articoli apparsi stampa scritta e online. Meditate gente, meditate.

Marco Arcari, sindaco di Ticengo

Rosolino Bertoni, sindaco di Palazzo Pignano

Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra

Gabriele Gallina, sindaco di Soncino

Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco Vidolasco

Nicola Marani, sindaco di Salvirola

Attilio Polla, sindaco di Romanengo


Nella foto, sei degli otto sindaci dissidenti

© Riproduzione riservata



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