Martedì si è svolto il consiglio aperto che ha trattato di Europa e del voto

Crema, 15 aprile 2019

a proposito di Europa. Martedì si è tenuto un consiglio aperto in merito alle prossime votazioni per il parlamento europeo. Molti e variegati gli interventi, non solo politici ma anche da parte dei presenti. Riportiamo quelli del sindaco Stefania Bonaldi e del capogruppo di Forza Italia Antonio Agazzi.

"Questa settimana anche chi possiede una sensibilità non troppo spiccata si sarà emozionato, guardando quella che ci dicono essere la prima fotografia di un buco nero.

Pensando a questo nostro incontro, mi chiedevo perché sprechiamo così tanto danaro pubblico per osservare oggetti che distano da noi milioni di anni luce, che non potremo mai raggiungere. Mi chiedevo perché dopo il telescopio spaziale Hubble, che ha cambiato la nostra visione dell’universo, la Nasa sta per lanciare il suo successore, il telescopio James Webb che, dicono, potrebbe fotografare persino il momento in cui è scoppiata la prima scintilla della vita del nostro universo, il celebre Big Bang.

Perché sprecare risorse per questi “capricci"? ... e mentre ci pensavo mi chiedevo anche come mai Cristoforo Colombo, Marco Polo e tanti altri audaci esploratori, si vollero avventurare in imprese così difficili, ai limiti dell’umano. Già che c’ero mi sono pure domandata come mai ai Padri Fondatori è venuto in mente di mettere insieme noi Europei.

Capirete che mi stavo solo provocando. Le risposte le avevo già.

Sapevo che l’universo è casa mia, perché sono fatta, siamo fatti, della stessa materia di cui sono fatte le stelle, sapevo che conoscere e amare casa mia, prima che essere un diritto, è un dovere che vale qualsiasi prezzo.

Sapevo che non dovevo chiedermi come mai chi guidava i Paesi fondatori di quella che sarebbe diventata l’Unione Europea, avesse fatto questo scelta. Sapevo che era la conseguenza logica di un destino scritto a chiare lettere nella storia e nel mio mondo interiore, che sento l’Europa come casa mia, che è esattamente ciò che insegno a mia figlia e che molti genitori insegnano ai loro.

Tutto ciò che unisce crea progresso, è scritto nel Dna della nostra specie. Questo stesso incontro è un frutto evoluto della nostra natura cooperativa.

Quella foto del buco nero super massiccio, così remoto, è stata scattata mettendo in connessione radiotelescopi di Paesi diversi, posti ai 4 angoli della Terra. Nessuno può scoprire nulla da solo, nessuno può garantire un destino di pace e di progresso se ragiona come un bambino viziato, geloso del fratello.

Tutto è migliorabile, certo, l’Europa deve diventare più giusta, non può essere il continente degli egoismi, non solo nei confronti di che viene da fuori, ma dev’è essere giusta anche con chi europeo è da sempre. Dev’essere giusta coi giovani, con le famiglie, con gli anziani, con chi attraversa lo stesso segmento di tempo e non capisce perché dovrebbe essere contento di essere parte di una Unione dove il welfare presenta differenze abissali, dove il reddito pro-capite presenta divari sommamente ingiusti.

Deve essere tante altre cose, ma prima di tutto dev’essere amata da tutti noi, questo è il presupposto per renderla ciò che vogliamo sia".

Stefania Bonaldi (sindaco di Crema)


Gentilissimo Direttore,
resto dell’idea che, se l’Europa vuol tornare a ‘scaldare il cuore’ dei popoli che la compongono, vuole cioè riprendere a essere l’Europa dei popoli e dei cittadini, occorre ripartire dall’ideale e dal sogno di cui si nutrirono i Padri fondatori e a questo ideale, a questo sogno, riaffezionare i giovani; verificare se le difficoltà di oggi non derivino dal fatto che siamo stati timidi nell’osare, che abbiamo avuto qualche gradualità di troppo nel procedere sul terreno di una più compiuta integrazione. E il sogno dell’Europa unita - mi piace ricordarlo, perché si tratta di fatti storici - nasce nei primi anni del secondo dopoguerra, all’indomani della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, e nasce in primis - forse non casualmente - nella mente e nel cuore di tre esponenti di altrettanti Stati - un italiano, un tedesco, un francese - accomunati da due fattori, che hanno molto agevolato la Loro intesa: la conoscenza della lingua tedesca e il fatto di essere tutti e tre esponenti di partiti d’ispirazione cristiana; mi riferisco, ovviamente, ad Alcide De Gasperi, a Konrad Adenauer e a Robert Schuman. Uno dei primi mattoni dell’edificio dell’integrazione europea è stata la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Ebbene, anche questa, che sembra essere una collaborazione di ordine meramente economico, è stata il frutto di un sogno di pace; perché l’Europa nasce dall’idea di garantire la pace e, da questo punto di vista, è stata un successo storico. Nel caso specifico, si voleva impedire che si originasse ancora - tra la Francia e la Germania, produttori di carbone e di acciaio - una contesa finalizzata a garantirsi la prevalenza sul mercato. E l’italiano De Gasperi - rappresentante di un Paese che pure non aveva grandi interessi in questo segmento economico e merceologico - aderisce e aderiscono, in tutto, sei nazioni, a questo embrione di integrazione europea, che sembra economico ma risponde al desiderio di assicurare la pace, commerciale e tra le nazioni. E poi, ancora, la Comunità Europea della Difesa e il sogno di Alcide De Gasperi - purtroppo rimasto irrealizzato, perché siamo stati troppo timidi - di un esercito comune europeo. Fosse nato l’esercito europeo - e gli ultimi anni di vita di De Gasperi, quelli del ritiro dalla politica attiva, sono ‘costellati’ di lettere in cui esorta a procedere in direzione della costituzione di un esercito europeo -, forse, quando è stata scritta la Costituzione europea, si sarebbe partiti da uno stadio più avanzato di integrazione e, probabilmente, avremmo avuto una Costituzione capace di osare di più. Serve più Europa, secondo me, non meno Europa, ma più Europa intrisa di questa idealità. E De Gasperi fu anche agevolato, a pensare in questa direzione, dal fatto di essere stato parlamentare a Vienna, di aver vissuto l’esperienza di un Parlamento - quello dell’Impero asburgico - in cui collaboravano rappresentanti di un vero e proprio mosaico di nazioni e di gruppi etnici: ungheresi, galiziani, cechi, sloveni, croati, rumeni, italiani e altre popolazioni ancora. In fondo, l’Unione europea è il tentativo di dare concretezza a un sogno antichissimo, quello di Carlo Magno, di Carlo V, di Giuseppe Mazzini... Certo, se l’interlocutore è un imprenditore, occorre illustrare le opportunità di finanziamenti e contributi che l’Europa offre. Ma se vogliamo riaffezionare i giovani all’ideale dell’Europa unita - un tentativo intelligente in tal senso fu il Progetto Erasmus, per gli studenti universitari -, se vogliamo garantire un futuro all’Unione Europea, dobbiamo ricordare Loro che questo tentativo - per quanto attuato in modo imperfetto, timido, graduale, quindi ancora incompiuto - ha, comunque, garantito la pace a tutti noi, che siamo nati e cresciuti senza sperimentare conflitti tra nazioni che hanno caratterizzato, invece, la storia europea precedente. Inoltre, le sfide epocali che abbiamo di fronte non paiono facilmente affrontabili dalle singole nazioni, in ordine sparso: i fenomeni migratori, il baricentro geo-politico che non è più quello euro-atlantico ma ha come perno, già oggi, l’Oriente del globo, dal punto di vista demografico ed economico. C’è un’esigenza pressante di una politica estera comune dell’Europa, unico antidoto a un esercizio nocivo delle singole prerogative nazionali che può generare enormi criticità, come si vede oggi platealmente in Libia, con importanti Stati europei più o meno coinvolti nel sostegno a fazioni diverse che si fronteggiano. Davvero servirebbe un’Europa capace di parlare con una voce sola”.

Antonio Agazzi (Capo Gruppo di Forza Italia (PPE), in Comune a Crema)

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