Che fine fa Scrp?

Crema News - Nuova legge sugli appalti, addio a Scrp

Crema, 20 luglio 2019

La nuova legge sugli appalti (la cosiddetta Sblocca cantieri) ha aggiunto un tassello importante anche alle vicende importanti di Scrp e Consorzio.it, che costa circa un milione di euro l'anno in stipendi per i dipendenti, perché ha modificato il panorama. Abbiamo chiesto ad Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco e da sempre strenuo oppositore della società che raggruppa 48 comuni cremaschi, tanto che ne è uscito, insieme ad altri, oltre un anno fa e ha chiesto il rimborso delle quote del suo comune, come tutti gli altri sindaci.

Da un po’ di tempo, non si sente più parlare dl recesso da Srcp. A che punto è la vicenda?

"La questione non è più politica, ma giuridica. E’ di competenza degli avvocati. Ieri abbiamo consegnato all’avvocato Bordogna che ci segue, altra documentazione che utilizzerà per far valere le nostre ragioni nelle sedi opportune".

Non siete pentiti della scelta fatta?

"Assolutamente no. A maggior ragione se si considera che la mission del nuovo soggetto che sostituisce Scr, Consorzio.it, è quella della centrale di committenza, ruolo che è stato enfatizzato in maniera esagerata e che già allora da noi veniva messo in discussione e che ora non risulta più necessario, quindi questo ruolo viene meno".

Spiegati meglio.

"Usando un linguaggio burocratico con l’articolo 1, comma 1°, del decreto legge n. 32/2019 (Sblocca cantieri), convertito in legge n. 55/2019, viene meno l'obbligo, a carico dei comuni, non capoluoghi di provincia al ricorso a una centrale di committenza o a soggetti aggregatori qualificati. Ma anche alla costituzione di unioni di comuni, qualificate come centrali di committenza, ovvero associandosi o consorziandosi in centrali di committenza nelle forme previste dall’ordinamento. Infine non c’è più l’obbligo di ricorso alla Stazione Unica Appaltante costituita presso le province, le città metropolitane ovvero gli enti di area vasta".

In termini meno burocratici tutto questo cosa significa?

"Che i comuni, non capoluoghi di provincia possono anche per i lavori superiori a un milione di euro (e per forniture/servizi fino alla soglia comunitaria) indire la gara autonomamente, attraverso l'utilizzo autonomo degli strumenti telematici di negoziazione messi a disposizione dalle centrali di committenza qualificate secondo la normativa vigente. In altri termini, insomma possono fare la gara autonomamente (cioè senza ricorrere alle centrali di committenza), utilizzando autonomamente il mercato elettronico nazionale (MEPA-Consip) oppure quello regionale (ARCA-Sintel)".

Se la situazione è questa, è un problema non da poco per Consorzio.it che sostituisce Scrp. O sbaglio?

"Penso di sì. Però non è un problema che riguarda i comuni che hanno esercitato il recesso. Probabilmente, ma sottolineo, è una mia ipotesi, dovranno trovare altri incarichi che permettano di introitare le risorse per mantenere la struttura. In sostanza si dovrebbero trovare altri servizi da fornire ai comuni soci".

Cambiamo argomenti. Area omogenea. Cosa mi dici?

"Dopo quello che è successo nei giorni scorsi, non credo che l’aggettivo omogeneo rispecchi la realtà. Forse disomogenea sarebbe più realistico. Di sicuro il coordinamento non rappresenta il territorio. Mi dispiace perché ci credevo. Ora un po’ meno. Anche questa è stata un’occasione persa per il Cremasco. Contavamo poco nelle sedi che contano e continueremo a contare poco: anzi, ancora meno".

Cosa non ha funzionato?

"La non volontà di dialogo e l’incapacità di aggregazione di chi dovrebbe esercitare il ruolo di soggetto coagulante delle varie istanze del territorio. Il Cremasco è come un film di Antonioni dove l’incomunicabilità regna sovrana. Il territorio ha imboccato una deriva che lo porterà a essere sempre più marginale nel contesto politico provinciale e regionale. Non è un auspicio, ma una previsione: Sarei felice d’essere smentito non a parole, ma con i fatti".

Nella foto, Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco


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