La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Crema News - La riflessione

IV Domenica di Quaresima anno A


La Parola:     1Sam 16,1.4.6-7.10-13  Sal 22  Ef 5,8-14  Gv 9,1-41:


+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.


Certamente è molto bello e coinvolgente leggere adagio queste pagine del Vangelo, cercando di immaginarci presenti ai fatti, sperimentando non solo il racconto ma anche tutti i particolari e il contorno degli avvenimenti. Ma a volte risulta ancor più impressionante provare a rivivere la scena come se stesse accadendo proprio adesso, nella nostra situazione attuale. In effetti l’esperienza di quest’uomo, che dopo una vita al buio, finalmente vede il mondo e le persone e comprende il vero senso della sua vita è davvero simile alla nostra di questi giorni martoriati. Anche noi infatti a causa della emergenza sanitaria cominciamo a mettere in dubbio alcune certezze del nostro stile di vita, sempre più consapevoli che forse l’economia, il lavoro, l’autorealizzazione personale negli studi o nella professione, non sono lo scopo principale della nostra vita. Adesso che siamo costretti a rinunciare ai semplici e quotidiani rapporti con amici, conoscenti e anche parenti, pure nei momenti tragici del lutto, riusciamo a comprendere un poco il dramma di quest’uomo. Ora che finalmente ci vede e può entrare a pieno titolo nella comunità viene semplicemente escluso, addirittura sottoposto a giudizio e condannato di nuovo all’esclusione, fino ad essere rifiutato anche dagli stessi genitori che quasi anticipando il gesto di Pilato, se ne lavano le mani, lasciandolo solo al suo destino. Ma ormai non è più solo: ha trovato Gesù. Ora che finalmente può vederlo, è come se da quel volto dolce, misericordioso e pieno di amore, possa ricevere un nuovo imprintig, trovando in lui non solo il guaritore della sua cecità ma soprattutto il salvatore di tutta la sua vita, e il senso più vero e completo della propria esistenza. Nella nostra attuale situazione di smarrimento abbiamo tanto bisogno anche noi di ritrovare un volto amico, un nuovo imprinting da parte di Gesù, che ci permetta di non sentirci soli e abbandonati. Anche se non potremo celebrare la Pasqua, sempre più vicina, con la dovuta solennità e la partecipazione pubblica del popolo cristiano, camminiamo con decisione verso l’incontro con il Signore Gesù, perché il suo sguardo pieno d’amore riempia la nostra vita e ci conceda di riconoscerlo presente nei nostri fratelli, specialmente i più bisognosi di affetto e comprensione, perché davvero la Pasqua segni anche il nostro passaggio ad una vita nuova, più consapevoli dei nostri legami comunitari e del bene che siamo chiamati a fare per essere degni figli del Padre celeste.  

d. Natale



Questo è il link per il video della riflessione: https://youtu.be/XheehwZJGGQ


Per le messe in diretta alle 17 nei giorni feriali e alle 9 alla domenica si può cercare il link sulla pagina FB o sul canale youtube con nome Grassi Scalvini Natale.


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione e officiante della messa in streaming


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