La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

III Domenica di Quaresima C

La Parola: Es 3,1-8.13-15 Sal 102 1Cor 10,1-6.10-12 Lc 13,1-9:

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Già il tema centrale delle prime due domeniche di Quaresima voleva rassicurare il nostro cammino verso la Pasqua con la certezza della vittoria di Cristo sul male e sul peccato e quindi con una visione anticipata della sua gloria. Ma soprattutto oggi, cercando di aiutarci a comprendere e accettare l’infinita misericordia di Dio, sempre pronto ad aspettare i tempi della nostra maturazione e conversione, la liturgia ci solleva il cuore da tanti dubbi e incertezze. Nonostante le nostre difficoltà, i tradimenti, i peccati quotidiani e soprattutto la mancanza di frutti buoni secondo le sue aspettative, rimaniamo sempre nella sfera dell’amore di Dio che attende la nostra giusta risposta. Non dobbiamo lasciarci spaventare dai drammi della cronaca, molto simili anche a distanza di secoli, specialmente quando alcune situazioni di male o violenza toccano innocenti o persone incolpevoli. La parola di Gesù vuole proprio fugare ogni dubbio e per quanto noi ci crediamo tante volte in balia di un fato cieco e casuale, in realtà la scelta di convertirci alla volontà di Dio e di realizzare opere di giustizia e di pace spetta a noi, a ciascuno di noi. Non lasciamoci falsamente cullare dalle statistiche e dagli eventi comunitari, perché come già diceva s, Francesco di Sales non si va in paradiso in comitiva, come membri di una gita scolastica, ma grazie all’impegno ed all’iniziativa personale, anche se poi sarà bello trovarsi insieme a tanti fratelli a condividere la gioia del Cristo risorto. Non preoccupiamoci soltanto di non trovarci al posto sbagliato e al momento sbagliato, perché in questo caso scopriremmo di essere davvero alla ricerca della nostra Samarcanda e affannati in una inutile corsa verso ciò da cui crediamo di scappare. Preoccupiamoci piuttosto di costruire rapporti autentici e storie reali di condivisione e servizio perché i frutti di bontà e di pace attesi da Dio Padre siano abbondanti e continui. Non approfittiamo superficialmente della infinita misericordia del Padre, dimostrata verso noi e tutti gli uomini in forme e modi sempre nuovi. Lasciamoci attirare dal suo amore piuttosto che spaventare dal suo richiamo. Camminando insieme verso la Pasqua possiamo conoscere e condividere sempre di più la straordinaria generosità del Figlio, sempre pronto a compiere la volontà del Padre a nostro favore. Impariamo ed imitiamo, perché davvero la nostra vita sia semplicemente la forma odierna dell’obbedienza del Figlio, segno concreto della nostra risposta fedele all’amore del Padre riversato su di noi.

Nella foto, don Natale, autore della riflessione, sul Sassopiatto

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