La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Domenica delle Palme C

La Parola: Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Lc 22,14-23,56 :

+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

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Ascoltando il racconto delle ultime ore della vita terrena di Gesù rimaniamo sempre sconcertati dal carico di sofferenza ingiusta a lui riservata, compiuta sì per opera degli uomini ma decisa da sempre dalla imperscrutabile volontà di Dio. Anche perché per tutti noi il problema più grave non è la forma o la quantità della sofferenza ma piuttosto il perché, la motivazione, lo scopo. I tanti, piccoli particolari che ogni evangelista sottolinea o enfatizza nel racconto della passione ci possono aiutare a comprendere sempre meglio il significato di questi eventi. Anche quando, come nel caso concreto di San Luca, lui stesso sembra incapace di trovare le parole giuste. Noi, che partecipiamo con tristezza e commozione, grazie proprio al suo racconto appassionato, agli avvenimenti decisivi per la nostra salvezza, rimaniamo forse delusi quando alla fine di tutto l’evangelista sembra ridurre tutto ad uno ‘spettacolo’, cui la folla, e magari anche noi, abbiamo semplicemente assistito. Siamo così abituati a vivere in un mondo superficiale, fatto più di spettacolo che di sostanza, che davvero ci sembra fuori luogo chiamare la passione e morte di un uomo, al di là che sia il figlio di Dio o no, un semplice spettacolo come ormai siamo abituati ad assistere nelle diverse forme della nostra comunicazione globale. Ma forse proprio nella scelta di questo termine Luca si comporta come un profeta, leggendo anzitempo la nostra attuale disposizione d’animo agli eventi della Pasqua, perché noi sembriamo proprio quelli che si trovano di fronte ad uno spettacolo e niente di più. Certo, rispetto ai miliardi di uomini che non conoscono neanche Gesù e soprattutto pensando ai milioni di cristiani che non han vissuto con coerenza la propria fede, giungendo perfino a tradire o rinnegare Gesù, come han fatto subito allora due dei suoi discepoli, compiendo tutto il male e le cattiverie possibili, è facile pensare di non meritare tutte le colpe. Invece è davvero necessario che ciascuno di noi si senta protagonista di questo ‘spettacolo’, come minimo perché motivo di tanta sofferenza a causa di tutti i nostri peccati e per il male da noi compiuto personalmente. Superiamo dunque la nostra consueta superficialità e cerchiamo di iniziare questa settimana, così importante per la nostra fede, con la piena disponibilità a rivivere gli eventi della passione del Signore in prima persona, insieme alle nostre comunità, per poter partecipare pienamente anche alla sua vittoria sul male e sulla morte nella festosa gioia della Pasqua.

Nella foto, don Natale, autore della riflessione, a Fatima

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