Crema, tutto merito della cometa

Crema, 03 gennaio 2021

(Luigi Dossena) Tutta colpa della stella cometa. Nel 1066 passa vicino alla terra la cometa di Halley (che transita ogni 76 anni circa) e proprio in concomitanza del suo passaggio, secondo gli storici, viene fondata Crema. A mettere le basi della nostra città saranno Enrico II, della dinastia dei conti Gisalbertini e sua moglie Belisia, figlia di Ruggero, conte di Soresina, seconda donna molto importante per le origini della nostra città. I due si sposano forse nel 1064 e di certo abitano nel castello di Cremosano. Il nome del paese deriva da Crem, altura e Moso, cioè altura che sta nella terra del Moso. La coppia decide di spostarsi da Cremosano e va qualche chilometro a sud del Moso, dove mette le basi per la fondazione della nostra città che viene chiama Crema, cioè luogo che sta più in alto. Infatti, dove ci furono i primi insediamenti, nell'attuale piazza del Duomo e dintorni, è proprio il luogo più alto della zona (78 metri slm). Prima della fondazione di Crema c'è anche il primo documento che ufficiale che parla dell'Insula Fulcheria. Siamo nel 1040 quando viene citata l'Izola Fulcherii.

Tra i primi insediamenti c'è il monastero di S. Benedetto (nell'attuale piazza Garibaldi), ma all'epoca già ci sono già costruzioni a Ombriano. Inoltre, Enrico II e la moglie Belisia hanno possedimenti in molte zone del cremasco: Izano, Offfanengo, Vailate, Casaletto Vaprio, Campagnola, Ricengo, Bottaiano, Aire Bressanoro (Castelleone), Almé, Mozzanica.

Dalla coppia nascerà Ruggero che diventerà prima vescovo di Volterra e poi arcivescovo di Pisa.

Il primo documento dove si certifica l'esistenza di Crema porta la data del 17 giugno 1074, in un documento del vescovo di Cremona che era a Offanengo per un'investitura e viene nominato un tal Rozo da Crema e nel documento è citato anche il conte Enrico II come primo firmatario del documento. Infine, Enrico II dona ai monaci di Montecassino la ristrutturazione del monastero di S. Benedetto (1097) per ottenere un posto in paradiso. Dopo questa donazione il figlio Ruggero diventa vescovo di Volterra e poi arcivescovo di Pisa.

Nel 1082 un altro documento parla di Crema, con le sue porte: Porta Pianengo Porta Serio, Porta Rivolta (Ripalta), Porta Ombriano.


Nelle foto, Enrico II, Belisia, Ruggero e la costruzione di Crema


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