Il racconto del rapimento

Crema, 20 marzo 2019

"Ti racconto quel che è successo".

Ce lo dice la figlia di un'amica, ostaggio per circa un'ora stamattina di Ousseynou Sy, il 47enne senegalese che voleva portare tutti a morire a Linate per protestare contro le morti in mare dei migranti.

E' un racconto del terrore quello che la ragazzina ci fa.

"Stamattina, dopo l'ora di ginnastica, siamo tornati al pullman. Stranamente, non era girato verso la via, ma ancora dalla parte della colonia. Non ci abbiamo fatto caso. Ma una volta saliti sul pullman, abbiamo visto che c'era qualcosa di diverso. L'autista ha bloccato tutte le uscite, quindi ha tirato fuori una pistola e un coltello da una sacca, ha dato delle fascette a un professore e gli ha ordinato, minacciandolo, di legare tutti i ragazzi. Il professore ha legato una ventina di studenti per un braccio al bracciolo. Sy ha poi cosparso di benzina il pavimento versando una latta piena. Quindi da un borsone ha tolto delle tende anch'esse bagnate di benzina e le ha messe sui vetri per evitare che segnalassimo quel che succedeva ai passanti. Infine, ha preso due ragazzi e li ha messi vicino al posto di guida ed è partito. Si è fermato all'altezza della piscina per ritirare i cellulari, ma qualcuno è riuscito a nasconderli e un ragazzo di S. Bernardino, quando siamo arrivati in via Milano, è riuscito a chiamare il 112 e ad avvertire di quel che stava succedendo. Dentro noi gridavamo e piangevamo perché l'autista ci diceva che stavamo andando a morire. Alla fine di via Milano abbiamo visto una donna che stava camminando e abbiamo cercato di attirare la sua attenzione, ma lei non ha capito. Dopo qualche minuto è arrivata la telefonata della bidella che stava a scuola, preoccupata dal fatto che non ci aveva visto arrivare. Tiziana, che era con noi, ha lasciato aperto l'audio del suo cellulare e la bidella ha sentito e avvertito a sua volta le forze dell'ordine".

Quando avete visto le forze dell'ordine?

"Mentre andavamo verso Milano, senza vedere dove eravamo perché sui vetri c'erano le tende, il professor Alessandro, che aveva una forbice in tasca, è riuscito a tagliare le fascette che legavano i ragazzi. Noi cercavamo di attirare l'attenzione di chi ci sorpassava, ma senza successo. Poi sono arrivate le auto di polizia e carabinieri. Una si è messa davanti e l'altra dietro. Quella davanti ha rallentato e si è fatta tamponare, cercando di fermare il pullman, ma l'autista è riuscito a scartare sulla sinistra e ha cercato di fuggire, ma è rimasto bloccato dalle auto in colonna. Ne ha tamponato una che poi ha preso fuoco. A quel punto c'è stato l'assalto di carabinieri e polizia che hanno spaccato i vetri della porta di mezzo, riuscendo a sbloccarla e abbiamo cominciato a scappare. Dentro è rimasta Tiziana che, benché ferita alla testa perché nella frenata aveva sbattuto il capo, ha scelto di far uscire tutti noi. Intanto che noi stavamo fuggendo, l'autista ha gettato l'accendino acceso sul pavimento e la benzina ha preso fuoco. Un carabiniere è riuscito a prendere Tiziana, ormai allo stremo delle forze e a trascinarla fuori un attimo prima che il pullman venisse avvolto dalle fiamme".

Tutti fuori grazie al professore che aveva liberato gli studenti legati e all'eroismo di Tiziana, che ha rischiato grosso per salvarvi.

"Sì, davvero. Abbiamo passato momenti terribili e poi, quando i carabinieri ci hanno accompagnato al pullman che ci doveva portare all'ospedale, nessuno voleva salire e hanno faticato a convincerci".

Cosa ti ricorderai sempre di questo giorno?

"Oltre al terrore e alla paura di morire, ricorderò che ho fatto una cosa che non mi sarei mai immaginata di fare: una volta giù dal pullman ho abbracciato forte forte un carabiniere che era lì davanti e che non conoscevo. Ma era tanta la gioia di essere scampata a una morte annunciata".

Cosa sai dell'autista?

"Poco. Non aveva mai fatto nulla che potesse far sospettare. Ma oggi aveva preparato tutto: voleva andare fino in fondo. Pistola, coltello, benzina, tende imbevute, accendino. Se fosse arrivato a Linate sono certa che avrebbe fatto quello che ci aveva detto. Grazie a chi ha rischiato la propria vita per salvare la nostra. Noi non dimenticheremo".

Ousseynou Sy, 47 anni, in Italia dal 2004, un matrimonio con una donna italiana di Castelleone, due figli, da cinque anni residente in via Cremona in un piccolo edificio dove abitano anche italiani e dove nessuno si è mai lamentato del suo comportamento, è accusato a Crema di rapimento e da Milano di tentata strage. L'uomo è piantonato in ospedale a S. Donato ed è in stato di arresto.



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