Ben prima di Me too, sette donne denunciarono

Crema News - Molestie sul lavoro

Crema, 18 febbraio 2020

(piero carelli) Vittime di pesanti molestie sessuali da parte del “datore di lavoro”. Il “caso Trigolo” è ampiamente noto alla stampa locale (e non solo), ma forse non è inopportuno ricordarlo alla luce della documentazione prodotta dalla difesa nella persona dell’avv. Maria Virgilio (si veda “Donne al lavoro”).

Impietosi i capi di imputazione che squarciano il velo a reiterate azioni di una scabrosità inaudita: lavoratrici della Casa di riposo costrette, chiuse a chiave in ufficio, ad assistere (e non solo in modo passivo) ad attività autoerotiche del direttore, a guardare riviste pornografiche, ad atteggiarsi in modi eccitanti, a vedere atti osceni. Il tutto sotto ricatto: la minaccia di licenziamento o di non riconferma del posto di lavoro. Due reati, quindi: molestie sessuali e abuso di atti di ufficio, reati per i quali l’imputato è stato condannato dopo un processo durato cinque anni in via definitiva dalla Corte di Cassazione.

È più di un secolo che le donne, a partire dalle “suffragette”, lottano per rivendicare i loro diritti e la loro pari dignità; sono decenni che le costituzioni e la legislazioni del mondo occidentale hanno recepito le istanze dell’altra metà del cielo, ma, purtroppo, le donne subiscono ancora violenze (violenze non solo fisiche, ma anche psichiche come, appunto, è il caso delle molestie sessuali).

Quello che ha avuto avvio a Crema è stato il primo processo penale collettivo in Italia per molestie sessuali sul lavoro, un processo che non soltanto ha avuto una risonanza nazionale (ha ispirato anche un film del regista Marco Tullio Giordana), ma ha anche orientato la futura legislazione in materie di molestie sessuali.

Possiamo dire, anzi, senza troppe forzature, che le sette lavoratrici della Casa di riposo di Trigolo che hanno avuto il coraggio, grazie al supporto del sindacato, di denunciare il direttore, hanno in qualche misura anticipato il recentissimo movimento americano “Me Too”, ma senza il clamore mediatico delle dive di Hollywood, un “Me Too”, anzi, che ha avuto come protagoniste delle semplici lavoratrici di cui alcune addirittura precarie.

Un motivo di orgoglio per il nostro territorio.


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