La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

XVI Domenica ordinaria      anno A

La Parola:      Sap 12,13.16-19  Sal 85  Rm 8,26-27  Mt 13,24-43

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».


Non bisogna essere dei grandi studiosi di Bibbia per intuire che sicuramente Gesù non ha detto tutte le parabole che stiamo ascoltando in queste domeniche nello stesso giorno, una dopo l'altra, senza lasciare quasi spazio alla riflessione e comprensione delle sue parole. Probabilmente l'evangelista Matteo, come d'altronde anche gli altri, per comodità e assonanza, visto che fanno tutte riferimento concreto al seme o al grano che diventa pane, le ha raccolte insieme nel capitolo tredicesimo del suo Vangelo. Ovviamente pur avendo in comune l'ambientazione, ognuna di esse offre una sottolineatura particolare delle caratteristiche del Regno di Dio Padre annunciato da Gesù. Penso non ci siano difficoltà a riconoscere nelle parabole del granello di senapa e del lievito un invito a aver completa fiducia in Dio, che sostiene i nostri sforzi e fa crescere sempre la presenza del suo regno in mezzo a noi, al di la delle nostre possibilità e capacità. Come pure non è difficile essere d'accordo, ben sapendo che pur tra alti e bassi, lo sviluppo del Regno di Dio sulla terra si è sempre verificato in questi due millenni, a volte anche nonostante l'impegno di tanti uomini per ridurlo o distruggerlo. Qualche dubbio invece ci nasce dalla interpretazione della parabola del buon grano e della zizzania. Ovviamente non per la comprensione intellettuale ma perché ci sembra poco consono al padrone di tutto l'universo accettare e sopportare il male pur potendo intervenire come e quando vuole. La presenza e l'apparente successo di quanti operano il male, anche in mezzo a noi, e ne abbiamo avuto prova anche durante i giorni tremendi della passata pandemia quando qualcuno, pur in mezzo a tante sofferenze e paura, ha cercato di approfittarsene per fare loschi affari e guadagnare in modo ingiusto, ci urta e ci ha certo spinto più volte a invocare l'intervento di Dio per la giustizia. La bontà e la pazienza di Dio, che ha evidentemente tempi e modi molto più lunghi dei nostri, ci sembra esagerata e come i servi della parabola vorremmo estirpare ogni mattino quanti fanno il male dal paese, come recita anche il salmo 100. Ma la parola di Gesù è chiara nel sottolineare una delle doti migliori del nostro Dio, la pazienza e la fiducia nell'uomo fino all'ultimo momento, perché si converta e viva, e cominci a produrre buoni frutti contribuendo alla crescita del Regno. Non dobbiamo però solo gioire per questa qualità di Dio, di cui certamente godiamo tante volte anche noi, quando ci sentiamo peccatori e non viviamo con coerenza la nostra fede, ma dobbiamo cominciare a imitarlo, accettando l'esempio del suo comportamento come una indicazione chiara dello stile di vita dei suoi figli. Dobbiamo sempre cercare la giustizia e la carità, dando per primi il nostro apporto al bene del mondo, ma sempre con il cuore aperto anche a chi sbaglia, pronti ad invitare sempre tutti alla conversione, anche quando sembra tanto difficile ai nostri occhi miopi. Dio è più grande del nostro cuore e del nostro amore, impariamo da lui e seguiamo l'esempio concreto che anche Gesù ci ha sempre dato.


(Sul mio canale youtube è disponibile il video della riflessione: https://youtu.be/IGIzgCro7dI)


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione



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