La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

XIX Domenica ordinaria anno A

La Parola: 1Re 19,9.11-13 Sal 84 Rm 9,1-5 Mt 14,22-33

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Durante questa settimana, la sesta del nostro grest parrocchiale, alla preghiera del mattino, riflettendo sul brano del Vangelo di questa domenica, anche i ragazzi son rimasti colpiti da un personaggio un po' strano ma particolarmente significativo: la paura. Prima di lasciarci tranquillizzare dalle parole di Gesù e dalla sua mano tesa che viene in nostro soccorso, credo sia giusto affrontare direttamente le paure che anche oggi rischiano di paralizzarci e di farci affondare in mezzo ai tanti pericoli di questo momento storico. Ricordo bene la domanda postami dal medico curante, dopo 6 giorni di terapia all'ospedale di Cremona, quando ormai aveva capito, dai dati clinici, che avevo superato la fase critica dell'infezione da covid19: 'ma lei ha avuto paura?' Solo allora per la verità, di fronte alla domanda esplicita, mi son reso conto del rischio letale da me corso e superato, grazie alle cure tempestive ed efficaci. In questi giorni, di fronte alle tante voci diverse, di chi da una parte minimizza la presenza del virus e di chi dall'altra gioca ad accrescere il panico con una informazione allarmistica, è sempre difficile muoversi con la giusta consapevolezza che avere un po' di paura è giusto e doveroso, come per esempio quando si va in montagna, per non affrontare rischi eccessivi, ma nello stesso tempo e importante non lasciarsi prendere dal panico, il quale invece bloccherebbe ogni nostra azione e scelta, anche se positive. Ecco allora che la forza della certezza della provvidenza di Dio, manifestata dalla mano tesa di Gesù verso Pietro, pronta a soccorrer lui e tutti noi suoi fedeli, diventa il valore aggiunto per noi credenti per poter affrontare con la giusta e dove- rosa attenzione la ripresa della vita sociale e dei nostri impegni di lavoro, di studio e anche pastorali, senza lasciarci bloccare da un panico ingiustificato, sapendo che comunque il Signore ci è vicino e ci sostiene. Nel brano evangelico di questa Domenica troviamo proprio una delle immagini più belle e significative per rappresentare la Chiesa, quella della barca su cui si trovano Pietro e gli Apostoli. L'immagine così espressiva di Pietro che vuole camminare sull'acqua, ci indica chiaramente che, se vogliamo incontrare Gesù, non basta aspettarlo dentro la barca, dove poi comunque arriva e porta la sua pace, ma dobbiamo avere il coraggio anche di uscire da questa barca, confidando ovviamente non solo nelle nostre capacità e intelligenza, ma soprattutto nel sua amore comprensivo e paziente. La fede in Gesù ci chiede di non restare nelle Chiese ad aspettare che i nostri fratelli, tranquillizzati dopo il panico della pandemia, tornino pian pianino a rioccupare i posti lasciati vuoti. Insieme al nostro maestro e salvatore dobbiamo piuttosto avventurarci fuori, all'aperto, anche in mezzo ai pericoli del mare ancora in tempesta, per poterlo avere sempre accanto e poter godere della sua pace, che ci aiuta a raggiungere in fretta anche la riva sicura, dove costruire, da subito e insieme a tutti i fratelli, il nostro futuro, terreno e celeste.


(Sul mio canale youtube è disponibile il video della riflessione: https://youtu.be/YoL8ukEQ7UE)


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione, ai piedi di un nevaio


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