Cremasco, 16 aprile 2033
2 Domenica di Pasqua anno A
La Parola: At 2,42-47 Sal 117 1Pt 1,3-9 Gv 20,19-31
Dal Vangelo secondo GiovanniGv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) In settimana, prima di cominciare il bello ma faticoso impegno della benedizione delle case, ho passato due giorni di riposo in montagna con don Francesco e don Silvano, proprio nella sua casetta a Moena. All’arrivo siamo stati accolti da un panorama quasi estivo, con foreste secche e neve solo molto in alto. Poi invece, proprio giovedì c’è stata una abbondante e incredibile nevicata e quello che non riusciamo più a vedere dalle nostre parti da qualche anno finalmente si è rinnovato: uno spettacolo imbiancato con una spanna di neve fresca per tutto l’orizzonte visibile. Proprio vero che per vedere certe cose bisogna andare nel posto giusto.
Anche Tommaso, se voleva vedere il Signore Gesù risorto, doveva andare là, nel cenacolo, insieme agli altri apostoli nel giorno da allora dedicato per sempre al Signore, il giorno di domenica. Se questo è andato bene per Tommaso, uno dei dodici, ovviamente funziona ed è necessario anche per noi. Certo lo sappiamo bene che il Signore possiamo incontrarlo ovunque e in qualsiasi persona che incrociamo per la strada, ma è fuori di dubbio che il posto più giusto per ritrovare Gesù è proprio la comunità cristiana riunita nel giorno del Signore nella sua casa per celebrare il mistero dell’eucarestia, quello che lui stesso ci ha lasciato con l’ordine di farlo in sua memoria per tutti i secoli dei secoli.
Se ancora intendiamo la nostra presenza alla celebrazione domenicale solo come il compimento di un precetto, di una regola, penso proprio che ci sfugga il profondo e vero significato del nostro ritrovarci come credenti di Cristo a celebrare ogni domenica la sua Pasqua. Solo quando avremo la consapevolezza dell’incontro con il Signore vivo, presente in mezzo a noi con il dono della sua parola e del suo corpo, noi potremo dirci veramente suoi discepoli, capaci di mettere al primo posto nella nostra settimana piena di impegni e di cose da fare per il bene nostro e dei nostri cari, il tempo dell’incontro e dell’amicizia con il Signore Gesù. Solo così infatti potremo ringraziarlo adeguatamente del gesto incredibile della sua offerta totale della vita per noi e solo così potremo godere pienamente dei frutti della Pasqua, non solo in attesa che si compia la risurrezione finale alla fine dei tempi, ma nella certezza di vivere la presenza sicura e amorevole di colui che, sempre pronto al perdono, ci attende ogni domenica per rinnovare il dono totale di se per la nostra salvezza, subito qui ed ora per un mondo più giusto e più trasparente della presenza di Dio Padre.Passati i giorni della festa il mondo sembra ritornato ai problemi ed alle illusioni di sempre, senza alcuna speranza di un vero cambio di prospettiva. Tocca a noi credenti mostrare con dolcezza e carità che la risurrezione di Cristo rende davvero nuove tutte le cose e che anche nella nostra semplice vita quotidiana possiamo portare unrespiro di eternità e di salvezza se cerchiamo i modi e i tempi per stare con il Signore Gesù e condividere con tutti i fratelli che incontriamo nel nostro cammino, la gioia e la speranza che solo lui può darci in abbondanza.
Nella foto, don Natale con un gruppo di pellegrini ieri a Roma per il Papa